Restauro del giardino romantico della
Fondazione Magnani-Rocca
Restaurare un giardino storico non è solo un lavoro tecnico: è un gesto di ascolto, di rispetto, di visione.
Così ho affrontato il progetto di restauro del Parco Romantico della Fondazione Magnani-Rocca, realizzato grazie al sostegno del Ministero della Cultura e ai fondi PNRR, insieme all’architetto Alberto Bordi dello Studio Bordi Rossi Zarotti.
Non si è trattato di una semplice manutenzione, ma di una riscrittura paesaggistica rispettosa della memoria e, allo stesso tempo, con lo sguardo rivolto al futuro.
Abbiamo lavorato con la consapevolezza che questo parco, unico nel suo genere, andava trattato come un’opera d’arte vivente.
Perchè intervenire
Il parco, esteso per 12 ettari, è una cornice paesaggistica di straordinaria ricchezza botanica e storica, accostata a una collezione d’arte di altissimo livello.
È un museo del paesaggio che ospita diverse epoche dell’arte del giardino, dal Rinascimento all’oggi: un dialogo tra giardino all’italiana, giardino all’inglese e paesaggio contemporaneo.
Tuttavia, la senescenza del patrimonio arboreo, l’inaccessibilità di alcune aree e la perdita di leggibilità del disegno paesaggistico ne mettevano a rischio l’identità e la fruizione.
Era urgente fare qualcosa.
La visione
L’obiettivo del nostro lavoro era restituire al parco un ruolo centrale nella vita della Fondazione.
Volevamo che il Parco non fosse già solo la cornice della Villa, ma una parte integrante della esperienza culturale: un luogo capace di accompagnare il visitatore dalle opere d’arte alla natura, dalla storia alla contemporaneità, attraverso un percorso fatto di luoghi, atmosfere e scoperte.
Per farlo abbiamo lavorato su due fronti: da una parte abbiamo cercato di recuperare e valorizzare la sua
identità storica; dall’altra abbiamo voluto introdurre
nuovi paesaggi, capaci di raccontare il presente e di offrire nuovi modi di vivere il parco.
Il nostro lavoro
Gli interventi hanno interessato diffusamente tutto il parco, con l’intento di ricomporre un paesaggio che nel tempo aveva perso parte della sua leggibilità, restituendo continuità tra gli spazi, le architetture, la vegetazione e le diverse epoche che lo caratterizzano.
L’ingresso al museo è stato trasformato in un tunnel verde, per introdurre il visitatore da subito nella nuova dimensione del giardino.
Il
giardino all’italiana voluto da Luigi Magnani è tornato al suo antico splendore: la nuova pavimentazione in ghiaia ne ha ripristinato l’eleganza, i parterre di bosso sono stati ricomposti e arricchiti da una collezione di 15 differenti varietà di
Iris germanica,
Hydrangea paniculata 'Lime Light' e
Hydrangea paniculata 'Great Star'.
Sono stati recuperati i tracciati dei percorsi storici, oggi nuovamente leggibili e percorribili. Il recupero dei percorsi ha permesso di ristabilire le relazioni tra le diverse parti del giardino e di riportare alla luce una rete di collegamenti che nel tempo si era progressivamente perduta.
Non sono mancati i restauri architettonici delle statue, della fontana cinquecentesca e dell’oratorio seicentesco, riconnesso al giardino e nuovamente visitabile. Elementi diversi per epoca e funzione sono così tornati a dialogare con il paesaggio, ricomponendo quella stretta relazione tra architettura, arte e natura che caratterizza l’identità della Fondazione.
Anche l’impianto di irrigazione è stato ripensato in ottica ecologica, riducendo gli sprechi attraverso il
recupero delle acque piovane. Una scelta che unisce attenzione alla sostenibilità e cura del patrimonio vegetale, perché la conservazione di un giardino storico passa anche dalla capacità di gestirlo in modo responsabile nel presente.
Un restauro incentrato sul patrimonio arboreo
Abbiamo ridisegnato le visuali storiche, recuperato viali perduti, ripristinato siepi perimetrali, creato nuove piantagioni e valorizzato le aree boscate attraverso l’introduzione di un sottobosco autoctono.
Ogni scelta è stata guidata dalla conoscenza agronomica e botanica, ma anche da un forte senso di responsabilità: restituire coerenza al racconto del giardino e garantire continuità al suo patrimonio vegetale.
Ho scelto personalmente le collezioni botaniche che oggi compongono il nuovo paesaggio: oltre 9.000 nuove piante, appartenenti a più di 100 specie e varietà.
Viburni, osmanti, magnolie, iris, ortensie: ogni specie è stata scelta per dialogare con l’atmosfera del luogo, accompagnare le presenze storiche e arricchire la percezione sensoriale.
Una nuova pagina nella storia del parco
Non volevamo limitarci a recuperare quello che il parco era stato.
Volevamo anche dare spazio a quello che il parco poteva diventare, scrivendo una nuova pagina della sua storia.
Per questo, accanto al restauro delle forme storiche, abbiamo introdotto tre nuovi paesaggi:
- il giardino contemporaneo;
- il biolago;
- il giardino naturalistico.
Sono tre interventi diversi per carattere, funzione e modalità di fruizione, ma accomunati dalla volontà di interpretare, in chiave contemporanea, il rapporto tra uomo e natura, rispettando l’identità del luogo.
Giardino contemporaneo
È la parte più recente e visionaria del progetto: un’area completamente ripensata come una prateria fiorita per raccontare il paesaggio con un linguaggio nuovo.
Il Giardino Contemporaneo nasce dove un tempo c’era un impianto formale privo di identità.
Più di 6.500 piante erbacee, bulbose e perenni di oltre 20 specie diverse si alternano in un disegno che sembra spontaneo, ma è frutto di un attento equilibrio botanico ed estetico.
Colori, texture, altezze e fioriture sono stati studiati per creare un paesaggio che fiorisce, si trasforma, racconta.
In questo spazio il giardino non è solo da osservare: è da attraversare, da sentire.
È un paesaggio molto diverso dalla staticità delle grandi masse arboree e dalla visione più classica della natura presente nel resto del parco.
La sua dinamicità modifica continuamente la percezione del giardino e coinvolge il visitatore in un’esperienza più immersiva.
Il Biolago
Cuore ecologico e poetico del giardino all’inglese, il biolago è uno degli interventi più significativi del restauro.
Un tempo prosciugato e dimenticato, oggi questo specchio d’acqua è tornato a vivere grazie a un progetto che unisce ingegneria naturalistica e visione paesaggistica.
Il nuovo lago non è solo un elemento scenografico: è un ecosistema autonomo, rigenerato attraverso sistemi di fitodepurazione e popolato da ninfee, piante acquatiche, insetti, anfibi e uccelli.
Abbiamo voluto restituire al giardino una presenza capace di raccontare il tempo e la vita in modo silenzioso ma potente.
Nel biolago si riflette il cielo, ma anche l’anima del parco: un luogo di quiete, biodiversità e contemplazione, dove l’acqua non è solo paesaggio, ma memoria fluida che torna a scorrere.

Il giardino naturalistico: la biodiversità come valore culturale
Un’ulteriore aspetto su cui abbiamo investito maggiormente è stato quello della biodiversità.
Abbiamo creato nuovi ecosistemi: un prato fiorito, un bosco per picchi, rifugi per insetti, bat-box e cassette nido.
Abbiamo anche razionalizzato gli sfalci, lasciando spazio alla natura spontanea, affinché il parco potesse tornare a essere un ambiente vitale, narrante, non solo decorativo.
Un parco da vivere e ascoltare
Il risultato è un paesaggio che oggi si presenta come un museo all’aperto, ma vivo.
Un luogo da osservare, percorrere, abitare. Un giardino in cui la natura non è sfondo, ma protagonista.
E oggi, chi lo attraversa, può sentire che qualcosa è cambiato: la natura qui ha ripreso a parlare.
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